Perché il Cardinale Sepe succede a Giordano a Napoli

Può servire la lettura del recente libro di Federico Rampini,Cindia (Feltrinelli), per districarsi sulla faccenda della nomina del nuovo arcivescovo di Napoli e interpretarne la scelta del Vaticano? Sì, può servire. Eccome? Calma e sangue freddo. Per la successione al cardinale Michele Giordano alla guida della più grande (e importante) diocesi dell’Italia meridionale tre erano i nominativi sul tavolo di Benedetto XVI. Il primo era il nome di Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e teologo robusto nonché collaboratore di Ratzinger alla Commissione teologica internazionale. La candidatura di Forte è però quasi subito scartata, anche perché il parere di Giordano non è del tutto positivo (i due hanno concezioni diverse su quasi tutto). L’entourage di Giordano lavora per la candidatura di Agostino Vallini, da poco promosso cardinale. E Vallini sarebbe stato il più adatto ad adempiere il munus episcopale nella cattedra cardinalizia partenopea: almeno questa resta la convinzione dei collaboratori del cardinale Giordano. Ma sarà il nome di Crescenzio Sepe, attuale prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, a succedere a quello di Giordano (e la nomina potrebbe avvenire sabato). La diocesi cardinalizia di Napoli è prestigiosa, ma il trasferimento del cardinale Sepe sembra tanto assomigliare a un promoveatur ut amoveatur, soprattutto in considerazione di alcune indiscrezioni giornalistiche che ne pronosticavano l’ascesa addirittura al vertice della segreteria di Stato vaticana. Perché il cardinale Sepe arriva invece a Napoli? Papa Ratzinger in Vaticano ha una gatta da pelare: a dispetto dei proclami del suo predecessore al soglio pontificio, che aveva indicato nella Chiesa asiatica il futuro della cattolicità, le prime mosse di Benedetto XVI hanno lasciato l’amaro in bocca ad autorevoli esponenti della Chiesa asiatica. È di qualche settimana fa la dichiarazione polemica del cardinale giapponese Stephen Fumiao Hamao, che all’atto di lasciare la guida per raggiunti limiti d’età della Pontificia commissione dei migranti ha lamentato il fatto che in Vaticano la Chiesa asiatica fosse considerata poco più di un’appendice di quella europea. Le dichiarazioni del porporato asiatico, pur conoscendo la libertà di spirito del personaggio, hanno finito per sorprendere le gerarchie vaticane. E papa Ratzinger ha colto l’occasione per mettere in atto quello che era da tempo un suo convincimento. Ossia la necessità di affidare il delicato e difficile compito di guidare la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, organismo vaticano che si occupa del settore asiatico della Chiesa, appunto a un asiatico che conosce quelle realtà. Si chiama Ivan Dias il prescelto di Benedetto XVI. Convinto grande elettore ratzingeriano, il cardinale Dias guida una delle realtà più complesse dell’Asia intera, quella di Bombay, ed è convinto che soprattutto Cina e India svolgeranno nei prossimi anni un ruolo fondamentale sul piano geopolitica. Come appunto conferma la lettura del succitato saggio dell’inviato di Repubblica. Il porporato indiano è altresì convinto che anche le religioni, fra esse la cattolica, dovranno misurarsi con questi fenomeni. Dias esprime una visione geopolitica della cattolicità asiatica molto chiara e gode della stima di tutti i cattolici d’Asia, cinesi compresi. Che tipo di magistero eserciterà Sepe nella diocesi partenopea? In questi ultimi quindici anni la crisi dei partiti e più in generale della politica si è sentita a Napoli in modo particolare, perché a differenza di altre importanti diocesi italiane il capoluogo campano ha scontato anche il difetto di legittimazione del suo arcivescovo a causa delle ben note vicende giudiziarie che, ancorché lo abbiano visto assolto da tutte le imputazioni, ne hanno comunque minato di fronte a una parte non trascurabile dell’opinione pubblica la credibilità e l’autorevolezza. Il cardinale Sepe si è segnalato durante l’organizzazione del giubileo per il suo protagonismo, che piaceva a papa Wojtyla e un po’ meno all’entourage papale (compreso Ratzinger). A Napoli il nuovo arcivescovo può portare aria nuova e quel “movimentismo” di cui la città sente il bisogno. Il cardinale Sepe è originario della provincia casertana, ma gli anni alla guida di uno dei più importanti dicasteri vaticani lo hanno sprovincializzato. L’acquisita apertura mentale aggiunta all’abilità del personaggio possono essere una miscela positiva per concorrere al rilancio di Napoli. E magari senza sentire troppo la nostalgia asiatica, se a San Giuseppe Vesuviano si trova una delle fabbriche più importanti di produzione di jeans. Fabbrica gestita dai cinesi.      

                                                                                                                          Giuseppe Di Leo

da Il Riformista del 19 maggio 2006